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Oltre l'orizzonte...

Oltre la maratona, quando le corse si fanno più lunghe e l'orizzonte più lontano: il fascino delle Ultra in giro per il mondo, non per pochi ma per tutti.

Conoscere la realtà delle gare più dure attraverso le testimonianze di chi le ha affrontate, sfidando sè stessi più degli avversari e riuscendo a trovare dentro la forza di compiere le imprese.

Avvicinarsi al loro mondo per conoscerlo e, chissà, forse anche per provarlo.

Dopo una lunga attesa, inaugurano questa sezione i nostri reduci dalla "4^ 100 KM Rimini Extreme", disputata il 25 & 26 Luglio nella terra Romagnola: Paolo Bucci e Gianni Piscopo.



NELLE SPIRE DELL'ABETONE

(Con mille scuse a Gianni per il ritardo nella pubblicazione dovuto a motivi tecnici): Artidoro Berti, mito dell'atletica Pistoiese, maratoneta e olimpionico azzurro ad Helsinki '52, il 20 ottobre del 1968 lanciò la sfida impossibile: "Ora vi faccio vedere la fatica del maratoneta. Vado all'Abetone di corsa!". Naturalmente fu preso per matto e tentarono (inutilmente) di dissuaderlo. Lui arrivò all'Abetone (1388 metri s.l.m.) poco oltre le cinque ore di corsa, dopo aver superato mille crisi. Il sasso era lanciato e la folle idea nel 1976 si incarnò nella prima edizione della Pistoia-Abetone (d'ora in poi sarà P-A).  Vent'anni dopo quella Numero Zero, in un caldissimo giorno di luglio del 1988, giunsi anch'io al traguardo posto in Piazza delle Piramidi in un tempo (guarda caso) sovrapponibile a quello di Artidoro Berti. Mi trovavo in compagnia di Luciano Barezzi (il mio indimenticato compagno di mille gare e allenamenti), Quinto Belli e Enrico Gaiani, che nell'occasione si laurearono campioni italiani di Gran Fondo nelle rispettive categorie. Altri tempi.. Quando per molti di noi il mondo dell'ultradistanza era ancora tutto da esplorare. La P-A è stata la madre delle mie ultramaratone. Di quella edizione e della successiva (1989), al termine della quale giunsi in un tempo inferiore alle cinque ore, ho ricordi tutt'ora vivi nel cuore. E ritorno a Pistoia, 22 anni dopo quella prima volta, in compagnia di Antonio Lopez e di alcuni amici dell'Atletica Casone. Nel partecipare a queste ultra c'è una sorta di patto di ferro non scritto che mi unisce ad Antonio ed ancora una volta giungeremo al traguardo insieme in un tempo di poco inferiore alle otto ore. Lo so, non sembra granché come riscontro cronometrico ma, mai come in questo caso, arrivare al traguardo dell'Abetone rappresenta in sé una vittoria che accomuna il primo e l'ultimo atleta e cercherò di spiegare perché. La P-A è un'ultramaratona che misura 50 km (dal 2007: prima misurava 52 km e rotti), e come tale può assegnare il titolo italiano di campione sulla distanza. Dunque il chilometraggio è di poco superiore a quello della maratona ma il percorso è più duro di quello di una cento chilometri "classica", quale può essere il Passatore: tra Pistoia e l'Abetone si contano solo 5 chilometri di falsopiano, il resto è costituito da salite (31 km!) e discese, alcune delle quali impegnative e "spaccagambe", quale quella che conduce a La Lima. In nessun'altra corsa su strada, più che alla P-A, è vera la regola che prevede di partire con grande prudenza ed affrontare con altrettanta saggezza le discese. Una condotta sconsiderata di gara ti porterebbe ai piedi dell'ascesa all'Abetone, 17 km con pendenze medie del 6% e punte del 12% a Pianosinatico, con le gambe a pezzi e in preda ai crampi e a quel punto davvero la corsa si trasforma in una interminabile Via Crucis. E' domenica 27 giugno. Si parte da Pistoia (65 s.l.m.) alle 7:30, la bella piazza del Duomo è gremita di corridori (record di iscritti: oltre 1400). Alla partenza e lungo il percorso incontrerò i tanti compagni di strada delle lunghe: Angela (fresca detentrice della miglior prestazione femminile italiana sulla sei giorni ad Antibes), Michela, Francesco, Vito, Piero, Antonio, Gianfranco... Per molti di loro, da anni, la P-A rappresenta un appuntamento irrinunciabile. Non fa molto caldo ma l'umidità è elevata: un motivo in più per affrontare con prudenza la prima salita (ben 9 km) che porta a Le Piastre (761s.l.m., dove è posizionato il primo traguardo intermedio). Seguono alcuni chilometri in leggera discesa che inducono me ed Antonio a fare corsa spedita. Dopo Pontepetri, la bella sorpresa del percorso: una "scorciatoia" (ideata per portare a 50 il chilometraggio complessivo) ci porta su un sentiero battuto che ripercorre il tracciato dell'antica ferrovia. Si attraversa un bosco lussureggiante e ricco di ombra e si continua a salire gradatamente fino a Maresca (760 s.l.m.): che incanto, è un piccolo borgo incastonato nell'Appennino,la bella piazza lastricata, le case in pietra tutte ristrutturate, i balconi fioriti... No, qui bisogna rallentare per godere appieno questa meraviglia. Adesso via, in picchiata verso S. Marcello (623 s.l.m., secondo traguardo intermedio) e ancora in discesa, su una strada resa pericolosa dal traffico di moto e di automobili,fino a La Lima (455 s.l.m.). Dopo 33 chilometri, qui inizia la P-A: 17 km di salita, all'inizio subdolamente facile, poi con le pendenze delle quali parlavo prima. Si cominciano a contare i tornanti. Fortunatamente la temperatura si mantiene mite ed anzi rinfresca man mano che si sale. Per non "morire", più che correre occorre adottare passo svelto e cadenzato. L'Appennino si dispiega in tutta la sua magnificenza: boschi e boschi su tutte le alture circostanti sulle quali lo sguardo si perde. L'Abetone, lassù in alto, perfidamente si nasconde alla vista. Qui, oltre ai numerosi ristori dislocati sul percorso (ricchi e ben gestiti), a dare refrigerio al "viandante lasso" ci sono tante fontane che offrono chiare fresche e dolci acque. Se, continuando a salire, lo sguardo volge verso il basso, scopri la vera natura dell'Abetone: un lungo, poderoso serpente che avvolge nelle sue spire la montagna... Ma come San Giorgio e il drago, la bestia (metaforicamente parlando) non riuscirà a prevalere. Alla fine, ci concediamo perfino il lusso di correre gli unici cento metri pianeggianti di questa infernale meravigliosa corsa che portano sotto lo striscione dell'arrivo. Cupi nuvoloni si addensano nel cielo, ma negli occhi abbiamo l'azzurro di una sofferta vittoria.

Si chiude un semestre di ultra: per adesso, buona corsa a tutti e buone vacanze!! Gianni

P.S. Per chi volesse tornare nel passato ecco il resoconto della EPICA impresa del Luglio 1988, compiuta dai “Quattro piè veloci”, pubblicato dalla

Gazzetta di Parma (clicca qui per leggerlo) di allora, un omaggio anche a chi non è più con noi....... Ciao a Tutti Gianni!!

 
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